Metabolismo lipidico e il ruolo del fegato.

Metabolismo lipidico nel fegato
 

Pubblicato il: 16/01/2019
Aggiornato il: 19/10/2019

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Nel precedente articolo Grassi nella dieta" abbiamo parlato dei grassi, imparandoli a conoscere un pò meglio.

Sappiamo che i grassi in abbondanza in una dieta, sono spesso associati a complicanze di altri organi.

Frequentemente si parla di "fegato grasso", o steatosi epatica e i soggetti che sono affetti da una tale situazione sono normalmente sottoposti a diete particolari, che in genere hanno un limitato apporto di grassi, sopratutto saturi.

Ma qual è il nesso tra grassi e steatosi epatica?

In realtà non è facile da spiegarsi ma cercheremo in questo articolo di fare un pò di chiarezza e di semplificare le cose.

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Il fegato come organo

Partiamo dunque nel definire un pò più in dettaglio il fegato, come organo.

Il fegato dal punto di vista anatomico è la più grossa ghiandola del corpo umano situata nella parte alta e destra dell'addome, subito sotto il diaframma e svolge un ruolo centrale nel metabolismo energetico. La sua centralità funzionale è anche indicata dalla terminologia " extraepatici" o "periferici" in riferimento agli altri organi.

Il fegato pesa mediamente 1-1.5 Kg e le sue dimensioni sono mantenute costanti rispetto al peso corporeo, aumentando o diminuendo in base ad esso. Circa il 6-7% del suo peso è costituito da glicogeno, per un totale approssimativo di 100 g (le famose scorte di glicogeno epatico!!).

La popolazione cellulare epatica si suddivide in cellule endoteliali, cellule del Kupffer, ed epatociti. Quest'ultime sono le più numerose ed intervengono nei processi metabolici.

Ogni epatocita vive in media centocinquanta giorni ed è fortemente irrorato; si calcola infatti che in condizioni di riposo giunga al fegato circa un litro e mezzo di sangue al minuto.

In esso hanno luogo processi come la sintesi dei lipidi, la sintesi di glicogeno e la sua mobilitazione, la detossificazione di scorie metaboliche e sostanze nocive, la sintesi di proteine di trasporto e fattori ematici.

Il fegato ha l'importante compito di rifornire gli altri organi attraverso il flusso sanguigno con un'appropriata miscela di substrati energetici.

Dopo la digestione e l'assorbimento, la gran parte degli zuccheri e degli amminoacidi, giungono al fegato attraverso la circolazione portale.

Il metabolismo lipidico invece è più complesso.

Solo una parte dei grassi (gli acidi grassi a corta e media catena) seguono lo stesso destino metabolico, giungendo al fegato, legati all'albumina, dove vengono ossidati nei mitocondri, mentre la restante parte dei grassi, (trigliceridi formati da acidi grassi a lunga catena, colesterolo, fosfolipidi e vitamine liposolubili) entrano veicolate dai chilomicroni, lipoproteine enteriche, prima nel sistema linfatico e poi nella circolazione sistemica mediante cui raggiungono gli organi extraepatici, in particolare il tessuto adiposo e il muscolo scheletrico.

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VLDL ovvero lipoproteine a densità molto bassa

Ciò che resta dei chilomicroni giunge al fegato che immette in circolo una nuova classe di lipoproteine, le VLDL (lipoproteine a densità molto bassa) che seguono lo stesso percorso dei chilomicroni. Tuttavia le VLDL contengono soprattutto trigliceridi endogeni, cioè sintetizzati a livello epatico a partire da glucosio e dallo scheletro carbonioso degli amminoacidi.

I loro residui in parte ritornano al fegato e in parte restano in circolo generando le LDL, (lipoproteine a densità bassa) ad alto contenuto in colesterolo che lo ridistribuiscono agli organi extraepatici. Il fegato ha poi la possibilità di recuperare il colesterolo inviato nei depositi periferici attraverso il trasporto inverso, mediato dalle HDL(lipoproteine a densità alta), ricche in fosfolipidi ed esteri del colesterolo.

La quantità di VLDL e di chilomicroni circolanti sarà proporzionale al contenuto lipidico assunto con la dieta, per cui maggiore sarà la quota di grassi assunti, soprattutto di acidi grassi saturi, maggiore sarà anche il livello di LDL prodotte che risultano essere altamente aterogene.

Nell'uomo la maggior parte degli acidi grassi sono sintetizzati nel fegato che ha anche la capacità di sintetizzare il colesterolo a partire dall'Acetil-CoA prodotto dalla β-ossidazione degli acidi grassi, necessario per la sintesi dei sali biliari prodotti unicamente dagli epatociti ed essenziali per la digestione e l'assorbimento dei lipidi. Parte del colesterolo può essere inviato anche agli organi (gonadi, surrenali) che ne necessitano per la sintesi degli ormoni steroidei.

Il fegato mostra una considerevole flessibilità metabolica, adattandosi alla disponibilità dei substrati energetici introdotti con la dieta. In condizioni normali, il fegato nella fase postprandiale ossida soprattutto il glucosio; se riceve dalla circolazione sistemica una quantità di acidi grassi elevata li trasforma in trigliceridi e l'invia in circolo sotto forma di VLDL, affinché possano soddisfare i fabbisogni energetici del muscolo scheletrico o essere depositati nel tessuto adiposo.

Qualora invece la dieta fosse ipolipidica ma ricca di carboidrati, può attivare la lipogenesi de novo, - sebbene questa via sembrerebbe essere meno attiva nell'uomo rispetto agli animali da laboratorio- e sintetizzare i trigliceridi a partire dall'eccesso di glucosio, ed inviarli a deposito nel tessuto adiposo mediante le VLDL.

Steatosi epatica, patologia cronica del fegato.

Uno squilibrio fra l'arrivo di lipidi al fegato (grassi provenienti dalla circolazione sanguigna e lipogenesi de novo) e il loro smaltimento (ossidazione degli acidi grassi e produzione di VLDL) può determinare la steatosi epatica, una delle patologie croniche del fegato più diffuse nei paesi occidentali. Essa è caratterizzata da un accumulo eccessivo di grasso, soprattutto trigliceridi, a livello degli epatociti ed è considerata la manifestazione epatica della sindrome metabolica e della resistenza all'insulina.

Studi condotti sia sugli animali sia sull'uomo indicano che è soprattutto il tessuto adiposo viscerale la sorgente maggiore di acidi grassi che poi arriveranno al fegato. L'incremento del grasso viscerale è stato associato con l'insulino-resistenza epatica in quanto è un tessuto altamente lipolitico e gli acidi grassi sono rilasciati direttamente nella vena porta.

Quanto detto fin'ora, lascia bene intendere l'importanza di una dieta che preveda il giusto apporto lipidico, anche in termini qualitativi, al fine di non compromettere la funzionalità epatica.

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