Alimentazione e Infiammazione: come sono collegati?

Alimentazione e infiammazione
 

Pubblicato il: 07/01/2019

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Infiammazione cos'è

Quando si parla d’ infiammazione spesso andiamo subito a pensare a qualcosa di negativo anche perché spesso l’infiammazione è associata al dolore.
In realtà l’infiammazione è una reazione positiva dell’organismo che reagisce ad una lesione, ad un trauma o ad un evento patogeno cercandone la risoluzione e segnalando il danno tramite il dolore.

Dobbiamo certo prevenire gli stati infiammatori e coadiuvare il processo di risoluzione dell’infiammazione monitorando problema perché i guai arrivano quando, anziché addivenire ad una soluzione, il sistema immunitario non fornisce una risposta tempestiva ed adeguata all’infiammazione che magari si abbassa d’intensità ma può diventare sistemica, espandendosi e soprattutto cronicizzandosi.

Allora il dolore diventa non più un utile campanello di allarme ma bensì un compagno fastidioso che aumenta i livelli di stress ed alle volte si autoalimenta, sconvolge il nostro naturale tono umorale ed abbassa conseguentemente ancor più le difese immunitarie.

Alimentazione e infiammazione

Dal punto di vista nutrizionale si può davvero fare molto a tavola, alimentandosi in modo sia da sostenere i meccanismi immunitari riparatori dell’infiammazione, sia in modo da contrastare e prevenire l’infiammazione cronica riducendo gli stimoli dolorosi.

Nelle infiammazioni si è rilevato che, tra le tante reazioni attivate, quella del fattore nucleare kappa B, l’ NF-kB ( un complesso proteico funzionante come fattore di trascrizione genica che si può trovare in tutti i tipi di cellule) ha un ruolo centrale di controllo dei processi in atto, avendo parte nella risposta pro infiammatoria mediando l’attività immunitaria, l’infiammazione, le collagenasi, nonché persino la proliferazione cellulare.

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Cibi antinfiammatori

Ebbene, possiamo portare sulla nostra tavola proprio alcuni inibitori dell’attività dell’ NF-kB con grande facilità: sono stati individuati infatti veri e propri antagonisti alimentari dell’infiammazione.

Tra questi ,i più comuni ed interessanti a mio avviso sono:

  • l’olio extravergine d’oliva che racchiude l’oleocantale, un antinfiammatorio naturale somigliante all’Ibuprofene, principio attivo alla base di numerosi farmaci;
  • la curcuma, spezia ormai molto in voga anche nelle cucine occidentali, che contiene curcumina, un enzima che inibisce l’azione proprio del NF-kB e che quindi ha spiccate capacità analgesiche;
  • i pesci grassi come il salmone, le aringhe e lo sgombro che con il loro contenuto di omega 3 aiutano il sistema immunitario riducendo fino al 55% le citochine;
  • le crucifere e più in generale, i vegetali a foglia verde, come gli spinaci, che contengono una buona dose di minerali alcalinizzanti in grado di riequilibrare il ph dell’organismo e scongiurare l’acidosi, fattore chiave nelle infiammazioni;
  • la cipolla e l’aglio che, contenendo allicina migliorano la circolazione e la fluidità del sangue favorendo l’allontanamento delle sostanze pro infiammatorie ed i radicali liberi che peggiorano l’infiammazione; i mirtilli, l’uva nera, le melanzane, le barbabietole, le fragole che stimolano nel nostro organismo reazioni biochimiche conelevato potere antiossidante e contengono antocianine,
  • il riso nero e rosso che hanno un elevato potere antiossidante, grazie a un elevato contenuto di flavonoidi e polifenoli;
  • la soia le cui proteine, secondo recenti studi, hanno un valore antinfiammatorio e citoprotettivi;
  • il thè verde, anch’esso ricco di flavonoidi tra cui la catechina, una sostanza anch’essa antinfiammatoria che va a bloccare i radicali liberi.

In sostanza un’alimentazione antinfiammatoria prevede una dieta alcalinizzante, preferibilmente ad indice glicemico abbastanza controllato, ricca di frutta e verdura, cereali integrali, legumi, pesce e tanta acqua.

E’ molto importante bere tanta acqua soprattutto fuori dai pasti: l’acqua è infatti uno dei migliori alleati per depurare il corpo da tossine, rivitalizzare i meccanismi fisiologici che favoriscono sia la diuresi che la circolazione linfatica e quindi collabora egregiamente nello smaltire i fattori d’infiammazione.

E’ interessante prendere atto dell’ormai accertato contributo che può derivare nella prevenzione delle infiammazioni dalla restrizione calorica nella dieta, che attiva il tono vagale (attività del nervo vago) accorciando la risoluzione dell’infiammazione e riducendo l’infiammazione cronica e la sua espressione dolorosa.

L’attività del nervo vago è aumentata anche dall’attività fisica per cui chiaramente è doveroso dire che i benefici, per quanto riguarda le infiammazioni, derivanti da un’alimentazione idonea, sono da inquadrarsi in tutto uno stile di vita sano comprendente un’adeguata quantità di moto e di relax in quanto lo stress agisce come fattore pro-infiammatorio aumentando nell’organismo la quantità di radicali liberi prodotta.

Interessanti sono anche gli studi svolti sull’effetto dell’obesità in condizioni di infiammazione e dolore cronico (fibromialgia, artrite reumatoide, mal di schiena...) : gli individui obesi in tali condizioni soffrono di più rispetto ad individui normopeso.

Quindi una dieta controllata, con una buona restrizione calorica, abbinata a minimi cambiamenti di stile di vita, permette una gestione migliore delle patologie a carattere infiammatorio.

Infiammazioni: i benefici della nutraceutica

Infatti il tessuto adiposo non è solo un accumulatore di energia ma un vero e proprio organo endocrino coinvolto nella regolazione di diverse funzioni, tra le quali anche l’infiammazione. Infine di grande rilevanza per quanto riguarda la gestione dell’infiammazione con l’alimentazione è il ruolo della nutraceutica.

Con questo termine facciamo riferimento ad alimenti, o parte di essi, che forniscono benefici per la salute, formulati e proposti con l’obiettivo di aumentare l’assorbimento e l’effetto dei principi attivi in essi contenuti.

Il loro aiuto viene dal fatto che, se è vero che gli alimenti che compongono il nutraceutico possono comunque ritrovarsi in una dieta sana, le concentrazioni di principi attivi in essi contenuti possono aumentare fino al raggiungimento di un effetto benefico tangibile molto più facilmente coadiuvandosi con l’assunzione del nutraceutico specifico.

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